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Producer session – Le Net Label

Inviato da Daniele Ravaioli il 29 - aprile - 2010

Net label, daniele ravaioli, daniravarecords, daikirigroove, danirava, esdmediaIniziamo definendo cosa sia una Netlabel :
E’ un’etichetta discografica che distribuisce musica usando la Rete Internet come medium (nei formati mp3 ed ogg): il tutto nasce da un sito web, con una precisa valenza editoriale (spesso di critica verso l’attuale business discografico di tipo verticale). Tutto questo rende la musica prodotta più veloce, fruibile ed accessibile. I dischi pubblicati hanno la denominazione di release e di solito sono completi di copertina e grafica (in formato elettronico). Una Netlabel mette a disposizione le proprie pubblicazioni in maniera gratuita (dowload dal sito dei brani). Queste “realtà di rete”, sono luoghi dove si stanno sperimentando forme inedite di produzione e distribuzione (vedi lo sviluppo di software e nuovi metodi di collaborazione).

Le Netlabel nascono negli anni 90, in parallelo allo sviluppo di Internet e dei software per la produzione musicale: in quel periodo avevano la forma di reti ibride per la condivisione di tracce musicali tra i produttori di mezzo mondo, a metà tra la Mail Art e l’Hacking.
La vera svolta accade quando si inizia a pubblicare musica in formato mp3 sul World Wide Web, da qui in poi la presenza della musica in “Rete” diventa del tutto naturale, anche grazie al Peer To Peer ed allo sviluppo tecnologico di apparecchi di riproduzione; attorno a questi cambiamenti spinti dagli “utenti” sono nati alcuni fenomeni di critica verso il modello tradizionale musicale, uno di questi è il Netaudio.

Oggi si contano circa migliaia di Netlabel sparse per tutto il globo, comprese le zone meno tecnologicamente avanzate e che grazie proprio al low budget necessario per gestire un progetto del genere stanno esprimendo ottime potenzialità a livello musicale.
L’attenzione verso questo fenomeno è molto alta da parte dei produttori musicali, vista la crisi del mercato musicale tradizionale e la mutazione in corso delle dinamiche di accesso ed utilizzo della musica. Quest’attenzione è particolarmente alta attorno alla dancefloor: è noto che alcuni Dj’s affermati vanno a curiosare nei cataloghi delle Netlabel per stilare le playlist dei propri set; e dall’altro lato, alcune Netlabel hanno pubblicato versioni 12” di alcune loro produzioni digitali che hanno riscosso un certo successo a livello di download.

Di net label ne esi¬stono tante, tantissime, troppe. Etichette che nascono e muoiono nel giro di pochi mesi sol¬tanto, marchi storici che con gli anni tentano di riciclarsi in qualcosa d’altro, sigle evanescenti che pubblicano qualsiasi cosa che gli passi sotto mano, altre che invece no, pubblicano solo un genere e quello soltanto, altre ancora che pub¬blicano la roba degli amici, e poi degli amici degli amici, e dei cugini, e degli amici dei cugi¬ni, e via così. Su queste pagine ci si è imbattuti volentieri in esperimenti interessanti e in propo¬ste di qualità non trascurabile; ma al tempo stesso non si è mai nascosto che la percentuale di net label valide è miserevolmente bassa, e che la gran parte dei soggetti perlopiù intasa il web di prodotti inutili, scarsi, o semplicemente brut¬ti. Qualcuno dirà: nulla di diverso da quanto accade nel mondo “reale”, quello off line. Ammesso e non concesso che quest’ultimo versi in uno stato tanto pietoso, quello che posso dirvi è: no, la differenza c’è. Il pianeta net label è infinitamente peggio.
La qualità, quindi. Sull’argomento la guerra tra net label si è scatenata già da un po’; l’accu¬sa, da parte di quelle realtà che pur se solo in Rete tentano di portare avanti discorsi il più possibile rigorosi, magari giocando su una per¬sonalità capace di distinguersi dalla media, è principalmente una: I’ effetto di chi ingolla il web a furia di release approssimative, superflue, rabberciate, è quello di squalificare il fenomeno intero; perché poco conta che ogni label faccia storia a sé: a differenza di quanto avviene nel mondo off line, non sono i singoli linguaggi musicali a funzionare da discriminante, e quindi a essere sotto accusa non è, per dire, lo stato della scena folk piuttosto che di quella tedino, e cosi via. Sono le modalità produttive a rendere il panorama net audio un unico, immenso con¬tenitore, indifferentemente dal fatto che al suo interno si muovano sperimentatori avantgarde. Cantautori pop. dj ballerini e gruppuscoli punk. Di conseguenza, la percezione sia da parte degli ascoltatori che di chi è dentro la scena è quella che di universo singolo si tratta, con le sue regole (il creative commons, la musica gra¬nula e liberamente scaricabile), i suoi canali, le sue istituzioni, e via di questo passo.
Quanto siffatto approccio sia corretto se non utile alla causa, è altamente dubbio, il guaio però è che, a un esame attento, di varietà di linguaggi non c’è nemmeno granché traccia. Eldino http://eldino.wordpress.com/ , blogger italiano che della causa net label è un devoto, tentò qualche tempo la una serie di diagrammi proprio sul tema dei generi musi¬cali prevalenti. Le categorie da lui utilizzate sono opinabili, intanto però ecco i risultati, su un campione di 43.057 tracce: 22% noise; 18% [DM; 12%, ambient; 5% tedino. La fetta più grossa è però quella alla voce “altro”. Un 27 % che al suo interno comprende, alle prime tre posizioni, dub, trance e hip hop, e poi jazz, electronic, breakbeat. Categorie opinabili, si diceva. Sotto la voce “noise”, Endino comprende prinicipalmente “field recordings, experimental, drones”. La voce “jazz”, in ambito net label viene spesso utilizzata a sproposito, soprattutto a indi¬care brani chill-out di area downtempo e simili. Il risultato insomma, se non lo si fosse capito, è che la stragrande maggioranza del panorama net audio parla principalmente un idioma: e cioè quello di una elettonica declinata nelle sue infi¬nite varianti, da quelle più fisiche a quelle più concettuali. Questa specie di monocultura digi¬tale è l’abbiamo ripetuto più volte perfetta¬mente comprensibile se si tiene conto dell’ambi¬to e degli ambienti da cui la net culture provie¬ne. Ma è ovvio che la cosa stia cominciando a stancare gli stessi affiliali alla scena: che da tempo spingono per una più decisa varietà di colori, e che quando si imbattono in una nei release di altro segno (sia l’Ep di 3 tracce di una cantautrice svedese che non l’album di una misconosciuta e magari mediocre indie band) gridano quasi sempre al miracolo.
Altra annosa questione è poi quella del rap¬porto con il pluricitato off line: gli eventi, le ras¬segne, i concerti che contemplano musicisti pro¬venienti dalla galassia net audio, sono pochi. 11 motivo è che la percentuale maggioritaria di questi progetti nasce per e dentro il web: sono gruppi e musicisti “da cameretta”, che senza il salvifico contributo del laptop e delle rassicuran¬ti mura domestiche quasi non hanno ragion d’essere. La visibilità a cui aspirano è quella della Rete, per la semplice ragione che, in Rete, la visibilità è merce a buon mercato: anche in que¬sto caso, le lamentele e le critiche di chi, pur scegliendo il supporto virtuale, non vuole rinun¬ciare alla dimensione sociale del lare musica, si fanno mese dopo mese sempre più insistenti.
Infine, la domanda di tutte le domande: che futuro hanno le net label? Molti di coloro che in questo campo lavorano da sempre, non fanno mistero del crescente fastidio per come la scena si è sviluppala nel corso degli ultimi 4/5 anni. Etichette storiche chiudono i bat¬tenti, altre si danno al supporto fidico, altre ancora pretendono di far pagare gli mp3 a un pubblico che, I’mp3 a pagamento, semplicemen¬te non è in grado di concepirlo/tollerarlo. Il dibattito comunque è acceso, e il clima che si respira è, se non da resa dei conti, di confronto aperto e non di rado polemico, con punte vaga¬mente “reazionarie” sia in un senso (il ritorno a vinili e ed, l’insistenza sull’importanza dei live) che nell’altro (la line dell’ideologia “musica gra¬tis per tutti”).
E noi? Noi le net label continueremo a rac¬contarle, ci mancherebbe. Quelle che ci pare meritino, ovvio. C’erto, non esistono più le varie Confort Stand e Lost Frog: ma che volete farci, nemmeno il Web è più quello di una volta…

Pongo qui l’attenzione per la Danirava Records, etichetta indipendente di Daniele Ravaioli che, insieme alla nota Presslab Records di Omar Neri e Luigi Gori, noti sotto il nome di PresslabBoys promuove nuove leve in fatto di Musica elettronica. Per maggiorni info vai al sito ufficiale dell’etichetta.
Fonti: Insound – http://eldino.wordpress.com/

Daniele RAVAIOLI DJ/Producer
email: danirava@yahoo.it)
web:
danirava.com
danieleravaiolidj.com

daniravarecords.com

myspace.com/danieleravaiol
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